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La Camera Oscura

Il pregio maggiore di una camera così semplice è che tutti gli oggetti sono perfettamente a fuoco, a prescindere dalla loro distanza

13.03.2017 Ho visto cose...
di Alberto Pierobon

Più volte mi è stato chiesto di “confidare” i miei trucchi del mestiere….. appresi in decine di anni di esperienza maturata in diversi lavori e settori, soprattutto venendo a contatto con quella “scuola” che molto sa ... l’università dei criminali (soprattutto i white collar) e dei lestofanti, non certo quella dei  borsaioli o dei ladruncoli per disperazione.
In questo apprendimento si guarda al caso concreto, senza la saccenteria o la verità battezzata dalle comunità che sono delegate a farlo, ma tenendo presente queste “maschere”.Il sapere oggigiorno è prefabbricato e strumentale, viene usato e propinato dai mass media e nei cenacoli dei cosiddetti “esperti”, spacciandolo come verità colata, indiscutibile, chiedendo alle persone l’obbedienza, paventando disastri o cadute in terribili “peccati” (es. disastri ambientali come  economici, insicurezze nella vita quotidiana, incombenti pestilenze e malattie falcidianti e così via).
Alcuni esempi? La raccolta differenziata come slogans e fatta per moda; la pubblicizzazione o la privatizzazione della gestione dei servizi pubblici senza prima come dire… “decolonizzare” the mind e/o risanare la gestione nell’interesse dei cittadini; lo sfruttamento dei contributi pubblici per interventi in bonifiche e/o progetti anche esteri, spacciati come necessari per la tutela ambientale, caritatevoli, etc.; la gestione di talune tipologie di rifiuti (elettrodomestici, indumenti usati, materiali ferrosi, etc.) inneggiando al riciclaggio come etichetta (più che sostanza ed effettività), celando  spesso altri tipi e forme di….. “riciclaggio”; e così via.
I consulenti, tecnici, periti, esperti di ogni materia e luogo, sanno bene che su ogni “caso” si può opinare ((anche scientificamente parlando) e addirittura, che in una diversa “partenza” o ricostruzione causale (come in  tanti altri modi), si può arrivare persino ad arrovesciare il giudizio, come pure gli effetti presi in esame.
Personalmente, ho potuto vedere molte di queste situazioni anche in ambito processuale, dove a pagare ingiustamente (con il loro  sangue e carne) sono spesso le persone oggetto di discredito e marginalizzate, se non abbandonate e offese, non solo dai cosiddetti “guru” scimiottanti teorie e blateranti le solite frasi ad effetto, sulla gestione pubblica e privata, come pure su come andrebbe condotta l’economia, la finanza, la politica, le grandi industrie e commercio, anche in una visione internazionale. Persone che non sarebbero in grado di gestire nemmeno una bancarella al mercato, ma brave a vampirizzare il popolo con le loro iniezioni beote.
Poi, chi dovrebbe controllare e giudicare, anzi, semplicemente gestire o governare in modo corretto e onesto la cosa pubblica, come i propri affari privati, quasi sempre  sguazza dentro questi meccanismi e teatrini, nell’ìmperativo di macinare soldi alle spalle degli altri, soprattutto della comunità.
Ecco quindi, a mio modesto avviso, oltre la mia esistenza che poco interessa, l’utilità di scrivere un libro a uso e consumo di tutti, che possa raggiungere chi di questa materia fa fatica a capire o nulla capisce.
Sono tutte storie e casistiche dannatamente vere, che sono state semplificate da giornalisti,  proprio per questo.
Nel libro racconto dall’interno (dapprima come dipendente che via via ha avuto esperienze in vari settori e amministrazioni,arrivando alla dirigenza e a ricoprire posti di rilievo istituzionale come pure manageriali, ed ora in qualità di consulente) come funziona la mala gestione della macchina pubblica e non solo.
Gli appalti e le gare truccate; l’amministrazione “allegra” dei beni pubblici. Ma anche e le truffe più in voga: l’insidioso mercato degli immobili, l’evasione fiscale internazionale, i guadagni nei vari passaggi e attori coinvolti negli snodi che vanno dalla semplice ramazzatura dei biglietti aerei dei pacchetti turistici, ai contributi di Kyoto, alla finanza green.
Ho voluto inserire anche due capitoletti su due vicende dove le istituzioni appaiono nella loro voluta confusione e pericolosa stranezza. Il primo è il periodo emergenziale del 2007 in Campania che mi ha visto incaricato in veste di subcommissario alla raccolta differenziata. Il secondo è nel 2008, partecipando alle iniziative ministeriali volte alla bonifica della discarica di Korogogho a Nairobi, con gli sviluppi giudiziari successivi.
In accordo con l’editore il libro è stato ridotto ad un quarto rispetto alle sue originali dimensioni, togliendo (una altra pubblicazione?) molti altri casi concreti – sempre promananti dalla mia diretta esperienza -  riguardanti: finanza, banche, società,Paesi esteri – soprattutto africani - onlus, land grabbing, turismo e sport.
Qui  mi sono limitato alla parte “dicibile” di numerose casistiche di ruberie, truffe, mala gestio, etc.. esistenzialmente attraversate nella “selva”, dalla quale si dovrebbe poi uscire, in passaggi che trasformano anche noi stessi,  “a riveder le stelle” (Inf., 139).
Ho visto cose e persone in luoghi e situazioni che forse sembrano “strane”, al punto che taluni accadimenti, con i loro diavoli scatenati, sono per me ancora misteriosi, una sorta di karma.
Ma questo non è certo un film: è la realtà e le contraddizioni in cui siamo immersi.
Serve quindi decifrare questo reale, cercandone un senso, evitando di cadere nella paranoia.
Guardando alle nostre generazioni che sembrano perdute, immerse in un mondo percepito sempre più da sopportare, che sembra impossibile cambiare, mi domando: “Ma siamo veramente dei condannati senza speranza?”.
Abbiamo davanti a noi sistematici flussi di corruzione, che sono flessibili, che si intrecciano e si alimentano tra loro, richiedendo uomini che…. si adattano.
Il guaio è che la gente giustifica le ruberie e le truffe, come fa il naufrago che toglie ad un altro sventurato la trave di legno di appoggio ….
Si ripete che l’occasione fa l’uomo ladro, che in certe occasioni tutti ruberebbero allo stesso modo. Si aggiunge: quanti riuscirebbero a dire di no? quanti riuscirebbero semplicemente  a fare il proprio dovere?
Quante volte, persino dai miei  “nemici”,  mi sono sentito sibilare “Ma chi te lo fa fare?”…..
Per non parlare poi del dilagante tradimento fraudolento dei nostri amici e compagni di viaggio, di coloro ai quali ci affidavamo, nella loro volontà perversa e perfida. Soprattutto da parte di chi si veste da paladino della legalità per poi pugnalarci meglio per ucciderci proditoriamente.
In questo contesto, diventa più facile colpire chi non cede, chi è scomodo, chi insidia ... oggigiorno basta il discredito, seminando il chiacchiericcio malevolo e velenoso, prefabbricando dossier, se non confidando nella solidarietà salottiera di cui godono i ladri e i truffatori, aiutati da lobbies e massoneria, grazie alla saccenteria mediocre delle banalità di coloro che parlano banalmente di tutto, sopra tutto, escludendo chi osa porsi contro.
La nostra è veramente una epoca di scemenze e di truffa organizzata, dove la giustizia latita al punto che chi dovrebbe assicurare la giustizia sembra partecipare ad una grande organizzazione a delinquere.
La giustizia è un’esperienza sofferta e personale (che nasce dall’ingiustizia) che non è fatta di leggi, dogmi, norme: prima di interpretare la legge si deve comprendere noi stessi, dare un senso.
Uso sempre molta prudenza quando mi capita di raccontare a qualcuno questi grovigli, sia perché da outsider rischio l’ostracismo, sia per non passare come esagerato, pessimista a oltranza o, peggio ancora, per un ballista o un allucinato.
Purtroppo – mi ripeto -  è sempre più la comunicazione oggigiorno a spacciare la verità, con le sue ambiguità, se non inesattezze, pensando a creare gente manipolata, inebetita o, semplicemente,  che sguazza in questa artificiosa melma.
Cosi ci propinano banalità e si creano mostri o santi, nella mediocrità e nell’ignavia dei più. 
Con il che viene meno la fiducia nella categoria di coloro che rivestono ruoli che dovrebbero come dire “assisterci” nel nostro cammino che non è solo professionale: gli intellettuali, i politici, i magistrati, i poliziotti, i controllori, i preti e così via.
“Una inesattezza, assurta a metodo, è grave, quanto una bugia” scriveva G.Barbiellini Amidei , che riportava l’esempio di un cronista che deve riferire di un cielo dove passano 750 cigni bianchi e 250 cigni neri. Si può fare informazione in vari modi, ad esempio matematicamente si potrebbe dire “di ogni 1000 cigni che sono passati oggi sul cielo della città, il 75% era bianco, il 25% era nero”, oppure “nel cielo della città c’erano 500 esemplari di cigni bianchi in più di quelli neri” o, “la possibilità che un cigno nel cielo della città sia bianco è dello 75%”. Se il cronista si tiene nel generico “Abbiamo visto passare più cigni bianchi che cigni neri”. Se poi la vaghezza si ispira a tendenziosità per i bianchi avremo “Nel cielo della nostra città predominano i cigni bianchi”, se parteggia per i neri: “nonostante la supremazia di ogni bianco, i cigni neri si  vanno diffondendo nel nostro cielo”, oppure “la minoranza dei cigni neri già minaccia l’impero dei cigni bianchi”. Si può persino arrivare ad eliminare uno degli elementi della notizia, senza dire una bugia, ma una realtà parziale, di ritaglio “oggi nel cielo della nostra città sono passati 250 cigni neri”, insomma,  si falsifica il quadro complessivo, pure dicendo il vero!
Un giorno chiesi al fondatore di una grande impresa quotata in borsa quali caratteristiche egli pretendeva dai suoi managers. Subito disse: “la velocità” ed essere un condottiero, andare avanti a tutti, pieno di passione, piantando la bandiera e incitando la truppa a raggiungerlo. Visione eroica? Clichè dell’imprenditoria capitalistica?
Vero è che in un mercato che corre a mille se non sei veloce, se non hai una veduta lunga. Se poi non pensi e decidi rapidamente, gli altri competitors (o i sicari di essi) ti mandano fuori pista.
Questa visione, forse eccessiva, contrasta assai con quella della Pubblica Amministrazione e delle sue aziende dove, in primo luogo, si deve  farsi accettare proprio garantendo lo status quo, dove occorre avere una veduta corta, saper cianciare, coltivare l’arte del soprassedere e, soprattutto, fare comunella con chi comanda o con chi conta veramente.
Attenzione, questi “peccati” non sono sempre contigui al potere politico, lo sono però al potere finanziario sempre più intricato con la criminalità.
E i managers pubblici e privati, come pure tanti altri servitori dello stato e persino i cittadini, che fanno? Si adeguano!
Per questo è ingenuo dire che bastano delle nuove regole per cambiare. Si può certo intervenire sulla normativa sui servizi pubblici, sugli appalti, sui contratti, sulla fiscalità e molto altro ancora, migliorando  la situazione e disincentivando il malaffare. Ma alla fine rimangono queste incrostazioni, i comportamenti, le persone… nella loro libertà..
Chi mai oggi può governare o gestire assumendosi l’obbligo della verità e della coerenza, non disonestamente e senza malafede? E, allora, ricompare la tiritera rivolta a chi ha (l’assurdo, incomprensibile)  coraggio  di fare semplicemente il proprio dovere: ”ma chi te lo fa fare?”.
Siamo infatti vampirizzati dal cosiddetto “progresso”, dobbiamo fare l’apologetica dell’economia finanziarizzata, secondo i dettami delle lobbies che comandano, che ci colonizzano.
Inutile far finta di  niente: il tempo dell’abbondanza è finito e ci avviciniamo sempre più alla fine dell’impero.
Possiamo forse ripararci nell’interiorità, pensando che la vita è una continua morte e resurrezione, possiamo organizzarci e prepararci, ma sono sempre gli avvenimenti imprevisti, le prove che ci mettono a  nudo, modificano il nostro cuore e l’anima. E quindi l’esistenza e la realtà devono cambiare, quantomeno per coerenza etica e personale.
Il male  rimane una realtà ineliminabile, con il quale dobbiamo fare i conti. Non è solo un fare o non fare. Possiamo scegliere anche il meglio rispetto al peggio, per minimizzare il male, per distaccarsene, se non per risorgere.
Ecco quindi l’occasione per maturare e cambiare direzione, comprendendo con l’esperienza il significato delle proprie azioni.
Ed ogni risposta richiede l’ascolto della pietas, perché, alla fine, il senso di tutto è quello di capirci e di amarci il più possibile.

Questa è una 'piccola' introduzione dell'autore al Volume dal titolo "Ho visto cose... " scritto in collaborazione con A. Zardetto che sarà pubblicto - edizioni Ponte alle Grazie, Roma - ad aprile 2017

 

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