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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Ove nella produzione del "compost" di qualità sia superata la soglia d'accettabilità dei rifiuti raccolti separatamente per il compostaggio, ovvero siano presenti nel "compost" sostanze pericolose non previste nemmeno nell'elencazione delle delibere regionali in materia, si configura il reato di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in difetto dell'autorizzazione prevista dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 208, in quanto è applicabile in tal caso la disciplina in materia di recupero dei rifiuti prevista dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, artt. 181 e ss. e non quella in materia di fertilizzanti, prevista dal D.Lgs. 29 aprile 2006, n. 217

Lo stoccaggio alla rinfusa esclude "ex se" la regolarità del deposito e, in ogni caso, il rispetto di tutte le modalità tecniche del deposito costituisce preciso onere di chi lo effettua, in considerazione della natura eccezionale e dero ...

L’azione proposta dalla ricorrente, sebbene abbia ad oggetto l’impugnazione di un atto amministrativo come il bando di gara Consip, non contiene specifiche censure contro il suo contenuto ovvero contro la procedura stessa (di cui peraltro non è parte non avendo neanche partecipato alla gara) bensì costituisce il pretesto per introdurre, in questa sede, questioni interpretative che riguardano il contratto stipulato a suo tempo con il Ministero resistente relativamente all’assetto economico del rapporto ed al trasferimento della titolarità dell’infrastruttura informatica una volta scaduto il contratto stess

La impugnata ha fatto proprio il consolidato indirizzo giurisprudenziale di questa Corte secondo il quale sono esclusi dall'applicazione della disciplina sui rifiuti esclusivamente le acque di scarico e cioè quelle acque che vengono immesse direttamente n ...

Si evince dalla comunicazione notizia di reato, dall'annotazione di servizio e dal relativo verbale di sequestro, che in data xx personale della polizia ferroviaria, nell'ambito dello svolgimento di indagini dirette a contrastare i numerosi furti di materiali di rame perpetrati in danno delle Ferrovie dello Stato, si recavano presso la ditta xxx srl, di cui era titolare l'odierno imputato, sita in N. in via B. n. 139. Sul posto, ove era presente il xx , pur non rinvenendosi materiale appartenente alle F.S., si constatava la presenza di cavi, trecce e fili di rame bruciato, del peso lordo di kg. 1210 circa, per un peso netto di rame di circa 1000 kg. Nel frangente il xx non era in grado di esibire documentazione comprovante la provenienza di detto rame, né autorizzazione per la gestione dei rifiuti. Il materiale rinvenuto era, quindi, posto in sequestro, poi convalidato dal GIP, che emetteva autonomo decreto di sequestro preventivo. Ma la xx srl e della documentazione pervenuta, si confermava l'iscrizione della società nel Registro delle imprese ai sensi dell'art. 216 dl.vo 152/06, in ordine all'inizio di attività di messa in riserva e trattamento (R13 e R4) dei rifiuti non pericolosi, come da elenco indicato, tra cui spezzoni di cavo di rame ricoperto (codici CER 170401, 170411, 160122, 160118, 160216).

Comprovato, limitatamente a quanto sopra precisato, l'elemento oggettivo ( sinteticamente descritto dal comma 1 lettera a) dell'art. 256 t.u. n. 152/06) del reato contestato all'A., i dubbi del Tribunale si appuntano, sulla sussistenza quello soggettivo: ...

La Corte d'appello ha dato atto della natura di rifiuti di quanto raccolto e trasportato dagli imputati, trattandosi di oggetti vari in ferro abbandonati, di cui i proprietari si erano disfatti (come peraltro riconosciuto dagli stessi imputati), e, sia pure implicitamente (disattendendo il gravame degli imputati), dell'assenza di qualsiasi elemento circa il loro riutilizzo secondo la funzione loro propria, che, stante l'evidenziata pacifica natura di rifiuti di quanto trasportato dal ricorrente, sarebbe stato onere di quest'ultimo dimostrare. Non avendo il ricorrente dedotto alcunchè al riguardo (risultando del tutto generica la affermazione circa l'intenzione di rivendere tali oggetti in un apposito mercato dell'usato) non sussiste il vizio di motivazione denunciato, non avendo il giudice dell'impugnazione omesso di esaminare e considerare una allegazione difensiva dotata di sufficiente specificità, atteso che non ricorre il vizio di omessa motivazione allorquando, come nel caso in esame, la deduzione difensiva sia priva del necessario grado di specificità

Il soggetto che dà in noleggio un veicolo adibito al trasporto di rifiuti è tenuto e verificare l'esistenza ex ante del titolo abilitativo per l'esercizio di tale attività specificamente riferito al veicolo in questione, perchè solo la pronta effettuazione di una tale verifica, con esito positivo, può adeguatamente fondare una sua condizione di buona fede.

Al riguardo il Collegio ritiene di poter condividere le conclusioni cui sono pervenuti i primi Giudici secondo cui la mancata inclusione dei Comuni nel novero degli Enti che sono assoggettati a un regime abilitativo semplificato non sta certo a significare – contrariamente a quanto ritenuto sul punto dall’appellante – che agli stessi sia in radice precluso l’esercizio delle richiamate attività, bensì – più semplicemente – che tali enti possano operare anche in assenza di iscrizione all’Albo

L'affermazione della responsabilità dell'imputato si fonda, nello schema logico del provvedimento impugnato, sugli esiti dei due sopralluoghi effettuati il 6 e l'8 ottobre 2010 dal Comandante della Polizia Locale di Valdobbiadene che la mattina del 6, sul ...

I giudici della Suprema Corte a sezioni unite hanno affermato, componendo definitivamente il contrasto giurisprudenziale formatosi tra la sezione tributaria e quella civile, che la Tariffa di Igiene Ambientale (cd. T.I.A.) ha natura di tributo e, in quanto tale, non deve essere assoggettata ad IVA. La giurisprudenza Ue stessa conferma, da un lato, che il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti è connesso all’esercizio di attività di pubblica autorità e, dall’altro, che l’applicazione dell’Iva presuppone un rapporto sinallagmatico del tutto assente nel caso della Tia

Non è ammissibile alcuna forma di sanatoria postuma discendente dal conseguimento della licenza per l'esercizio del commercio ambulante, posto che in materia di gestione di rifiuti è sempre richiesta l'autorizzazione espressa e specifica dell'autorità competente, sicchè nessun rilievo può essere dato ad autorizzazioni successive in "sanatoria" (istituto del tutto estraneo alla materia), le quali non possono coprire i fatti ad esse antecedenti

E' evidente che il consistente scarico di rifiuti derivanti dall'attività di demolizione integrava la fattispecie di cui all'art. 674 cod. pen. - getto pericoloso di cose - atteso che la condotta dell'agente era evidentemente atta a provocare, per la natura e la quantità di ciò che era stato scaricato, molestie alle persone esposte alle conseguenze dello scarico, in particolare a coloro che percorrevano la strada pubblica su cui i 40 sacchi erano stati scaricati così rappresentando anche un pericolo per la circolazione.

Il Tribunale di Catanzaro, nel respingere l'istanza di riesame presentata dall'indagato, disattendendo la censura fondata sulla qualificazione di rifiuti di quanto rinvenuto sul veicolo sequestrato, ha chiaramente spiegato le ragioni per le quali tali ogg ...

Sul condivisibile rilievo che trattasi di questione rilevabile d'ufficio nel giudizio di cassazione, in quanto anch'essa concernente lo ius superveniens, il Procuratore Generale ha correttamente osservato che i fatti, così come ricostruiti nella sentenza ...

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