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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Così facendo, il Tribunale risulta correttamente allineato alla giurisprudenza di questa Corte, la quale ha avuto già modo di precisare che il reato di getto o versamento pericoloso di cose, previsto nella prima parte dell'art. 674 c.p., è configurabile sia in forma omissiva che in forma commissiva mediante omissione (cosiddetto reato omissivo improprio) ogniqualvolta il pericolo concreto per la pubblica incolumità derivi anche dalla omissione, dolosa o colposa, del soggetto che aveva l'obbligo giuridico di evitarlo

Il raggruppamento e l'abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro non può essere reato, dal momento che "costituiscono normali pratiche agricole consentite" per il reimpiego dei materiali "e non attività di gestione dei rifiuti" alla luce dello lo jus superveniens che risolve ed assorbe ogni questione con la L. 11 agosto 2014, n. 116, art. 12, comma 8, lett. b), aggiunge al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 182, dopo il comma 6, un comma 6 bis

D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 266, comma 6: non applicabili le norme sull'obbligo di contribuzione e le conseguenti sanzioni anche con riferimento a fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo 2004, in tal modo compiendo un differimento "aperto& ...

Il recente dictum questa Corte secondo cui ai fini dell'integrazione del reato di gestione di discarica non autorizzata, rientrano nella nozione di gestione anche la fase post-operativa, successiva alla chiusura, e di ripristino ambientale derivandone che ...

Il principio è stato riaffermato di recente con altra decisione (Sez. 3, Sentenza n. 9252/2010 del 21.1-9.3.2010, non massimata) secondo cui l'attività di spandimento sul suolo dei materiali di risulta a fini di livellamento del terreno rientra nella ipot ...

La corte ha rigettato la specifica eccezione difensiva ritenendo che il detto regolamento Europeo potesse trovare applicazione solo per il futuro, come peraltro previsto dal suo art. 7 (il quale dispone che il regolamento entra in vigore il ventesimo gior ...

I fanghi di segagione costituiscono rifiuti non pericolosi, in quanto scarti della lavorazione delle pietre, (cfr. D.Lgs. n. 152 del 2006 Parte 4 - Allegato D - Codice CER 010413 Rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, nonchè D.M. 5 febbraio 1998 ...

Secondo un orientamento il D.Lgs. n. 205 del 2010, avrebbe causato la cd. "abolitio criminis" e, di conseguenza, il trasporto dei rifiuti pericolosi senza formulario o con formulario con dati inesatti sarebbe non sanzionabile in virtù di un vuoto normativo. Con altra recente pronuncia , invece, la citata disposizione non avrebbe innovato il sistema sanzionatorio, nè ampliato l'ambito di efficacia, ma si sarebbe limitata a chiarire il significato della norma, dovendosi, quindi escludere che si sia creato un vuoto normativo: D.Lgs. n. 205 del 2010, art. 39, comma 2 bis, come modificato dal D.Lgs. n. 121 del 2011, art. 4, laddove stabilisce la applicabilità delle sanzioni previste dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 258, "nella formulazione precedente alla entrata in vigore del presente decreto", ha natura di norma interpretativa e non innovativa, con la conseguenza che dette sanzioni sono applicabili ai fatti commessi antecedentemente alla entrata in vigore del D.Lgs. n. 121 del 2011, art. 258"

Il magistrato ricorre in Cassazione (badate bene!) per evidenziare che non trattasi di sottoprodotto: non l'art. 185, lett. b), trattandosi di pietre e non di terreno; non l'art. 185, lett. c) perchè il materiale non è stato scavato ma deriva da aratura; ...

La sentenza ha precisato che dall'ingente quantitativo di rifiuti fuoriusciva percolato che confluiva nelle griglie di raccolta del capannone nonchè odore intenso e nauseabondo. Ora, come già precisato da questa Corte, il deposito temporaneo, inteso quale ...

Piccolo riassunto delle puntate precedenti della vicenda processuale relativa alla natura urbana o speciale dei rifiuti sottoposti a tritovagliatura: nel 2011 il Tar Lazio con la sentenza 4915/2011 blocca il trasferimento fuori Regione dei rifiuti detenuti negli impianti della Campania, via con il ricorso al CdS, inizia la sceneggiata:

  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 3073/2011
  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 6932/2011
  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 142/2013
  • Sentenza Consiglio di Stato n. 3215/2013

.. arriva la tipica soluzione all'italiana: il tritovagliato è rifiuto urbano ma anche no.

Secondo la Corte: "benché il prodotto della derivante dall’attività di triturazione, vagliatura del primaria e vagliatura secondaria possa essere considerato come un nuovo prodotto in quanto realizzato negli stabilimenti per la tritovagliatura e l’imballaggio STIR (quali nuovi produttori di rifiuti ex art. 183 del D. Lgs. n. 152 del 1006), lo stesso non ha in concreto perduto le caratteristiche di rifiuto urbano e come tale è sottoposto al principio dell’autosufficienza regionale per il relativo smaltimento." 

In presenza di una discarica che si assume gestita irregolarmente e che abbia raccolto e miscelato rifiuti diversi, gli organi di accertamento si trovano a operare non in costanza di movimentazione dei singoli rifiuti ma dopo che le condotte si sono perf ...

E' vero che il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-ter, comma 2, estende l'operazione di recupero dei rifiuti anche al solo controllo per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle condizioni indicare nel comma 1, tuttavia, a prescindere ...

Il luogo di deposito può essere considerato funzionalmente collegato a quello di produzione solo se per l'effettuazione del deposito stesso non è necessario procedere all'attività trasporto dei rifiuti (pacificamente costituente una fase autonoma della gestione) dal luogo di produzione a quello del deposito indivduato come funzionale all'area di produzione. Inoltre nel caso di specie difettava il requisito richiesto del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 183, lett. bb), n. 3, in quanto il deposito non era effettuato per categorie omogenee, come infatti precisato dalla sentenza impugnata

Il tenore della prescrizione contenuta nella disposizione dirigenziale imponeva che le modifiche interne erano subordinate a concrete esigenze operative, mai esplicitate dal ricorrente, le quali avevano peraltro assunto carattere di sistematicità e stabil ...

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