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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

La sentenza impugnata, pur avendo correttamente dato atto, alla stregua dei criteri delimitativi richiamati, della necessità, ai fini della configurabilità del reato ascritto all'imputato, di un minimo di organizzazione della condotta (che, a ben vedere, ...

Il ricorrente sostiene di essere stato fermato alla guida dell'autocarro al cui interno erano stati caricati i rifiuti non pericolosi allorquando il mezzo si trovava ancora all'interno del cantiere o nelle sue prossime adiacenze ma ciò non lo esonera da alcuna responsabilità essendogli stata contestata l'attività di raccolta, recupero e trasporto che costituiscono fattispecie tra di loro alternative, con la conseguenza che quanto meno il reato di raccolta deve ritenersi ampiamente consumato.

Il Tribunale dichiara l’illegittimità del silenzio tenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in relazione alla diffida spedita dalla società ricorrente e, per l’effetto, dichiara l’obbligo del predetto Ministero di conclu ...

La ricostruzione del quadro normativo riguardante la materia prima secondaria, introdotta con l'entrata in vigore del D.Lgs. n. 152 del 2006 , poi diventata con il D.Lgs. n. 205 del 2010 cessazione della qualità di rifiuto, cd, "end of waste", che ha formato oggetto di precedenti arresti di questa Corte ai quali si rinvia, evidenzia, nell'ambito dei requisiti variamente succedutisi nel tempo, un elemento costante che percorre trasversalmente tutte le modifiche legislative intervenute, richiedendosi imprescindibilmente la sottoposizione del rifiuto ad un'operazione di recupero perchè possa assumere la qualifica di cessato rifiuto. Al di là delle ulteriori condizioni richieste dalla formulazione attuale del D.Lgs. n. 156 del 2006, art. 184-ter (e cioè che la sostanza o l'oggetto sia comunemente usato per scopi specifici, che soddisfi i requisiti tecnici per gli scopi specifici, che sussista un mercato e una domanda del materiale recuperato e non comporti impatti complessivamente negativi sull'ambiente e sulla salute umana), è quindi necessario che il rifiuto sia sottoposto ad un'operazione di trasformazione, il cui principale risultato, ossia di permettere al rifiuto di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali che sarebbero altrimenti utilizzati per assolvere ad una particolare funzione all'interno dell'impianto o nell'economia in generale.

In tema di frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero, il TU ammette la libera circolazione sul territorio nazionale (diversamente da quelli indifferenziati), ma esprime il proprio favor per il principio di prossimità agli impianti di recupero (comma 5), il quale è, tra l’altro, funzionale alla riduzione degli impatti ambientali derivanti dalla movimentazione dei rifiuti. E’, del resto, canone di ragionevolezza quello per cui la minore movimentazione permette di conseguire il migliore risultato ambientale possibile.

Deve ritenersi inaccettabile ogni valutazione soggettiva della nozione di rifiuto, poiché è rifiuto non ciò che non è più di nessuna utilità per il detentore in base ad una sua personale scelta ma, piuttosto, ciò che è qualificabile come tale sulla scorta ...

L'autorizzazione per la gestione dei rifiuti ha natura personale e tale principio, ancorché riferito alla previgente disciplina in tema di rifiuti, risulta ancora attuale e merita di essere ribadito, con l’ulteriore precisazione che non può comunque ammettersi una abilitazione impersonale, utilizzabile indifferentemente da soggetti diversi, tenuto conto della natura della stessa e del procedimento amministrativo che comunque la precede.

Deve ritenersi inaccettabile ogni valutazione soggettiva della natura dei materiali da classificare o meno quali rifiuti, poichè è rifiuto non ciò che non è più di nessuna utilità per il detentore in base ad una sua personale scelta ma, piuttosto, ciò che è qualificabile come tale sulla scorta di dati obiettivi che definiscano la condotta del detentore o un obbligo al quale lo stesso è comunque tenuto, quello, appunto, di disfarsi del suddetto materiale.

compiere al riguardo appartenga più al concetto di "constatazione", ossia di percezione "ictu oculi", che a quello di "apprezzamento" e sia quindi incompatibile con quals ...

E' stato, precisato che per luogo di produzione rilevante ai fini della nozione di deposito temporaneo ai sensi della disposizione citata deve intendersi quello in cui i rifiuti sono prodotti, ovvero che si trovi nella disponibilità dell'impresa produttrice e nel quale gli stessi sono depositati, purchè funzionalmente collegato al luogo di produzione e dotato dei necessari presidi di sicurezza. Nella vicenda in esame, è stata ravvisata la realizzazione di un deposito di rifiuti illecito in conseguenza del trasporto di materiale proveniente da lavori di ristrutturazione edilizia prelevati da un cantiere, della S.r.l. Iside, e del deposito di tale materiale in altro terreno, di proprietà della S.r.l. Mistral, distante alcune centinaia di metri dal luogo di produzione dei rifiuti.

I ricorrenti contestano che il Tribunale - nel distinguere tra deposito preliminare allo smaltimento e deposito temporaneo D.Lgs. n. 152 del 2006 , ex art. 183, lett. bb), (del quale, pacificamente, difetta il requisito dell'identità del luogo di raccolta ...

La Corte di merito ha tuttavia esaminato tali risultanze, ma ha con congrua ed esauriente motivazione escluso che l'impianto fosse stato disattivato risultando dalle deposizioni degli operatori che fosse invece in pieno funzionamento con conseguente irril ...

Con l'introduzione, ad opera della L. n. 221 del 2015 . art. 30, all'interno della D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 188, del comma 1-bis, il cui ultimo periodo recita testualmente che "alla raccolta e al trasporto dei rifiuti di rame e di metalli fer ...

La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all'art. 131-bis c.p. , non può essere applicata ai reati necessariamente abituali ed a quelli eventualmente abituali che siano stati posti in essere mediante reiterazione della condotta tipica

La norma è irragionevole per l'aspetto in cui intende che ogni singolo lotto non può essere qualificato diversamente dai sottolotti che lo compongono, e la sua contrarietà al principio di precauzione, regola vincolante in materia di tutela dell’ambiente e della salute tanto più in caso di trattamento e trasformazione dei rifiuti, la rendono sicuramente illegittima.

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