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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Il dipendente privato, che riceva dal proprio datore di lavoro una qualunque disposizione operativa, è tenuto a verificarne la rispondenza alla legge secondo gli ordinari canoni di diligenza e, qualora riscontri l'illegittimità della disposizione medesima, è tenuto a rifiutarne l'esecuzione; senza che possa ravvisarsi, quindi, quella impossibilità di sottrarsi all'ordine che fonda la sentenza impugnata, peraltro in modo apodittico e senza alcun riferimento normativo

Alla luce delle considerazioni svolte, occorre rispondere alla prima questione sottoposta dichiarando che, nell’ambito dell’applicazione della giurisprudenza della Corte in materia di affidamenti diretti degli appalti pubblici detti «in house», al fine di stabilire se l’ente affidatario svolga l’attività prevalente per l’amministrazione aggiudicatrice, segnatamente per gli enti territoriali che siano suoi soci e che lo controllino, non si deve ricomprendere in tale attività quella imposta a detto ente da un’amministrazione pubblica, non sua socia, a favore di enti territoriali a loro volta non soci di detto ente e che non esercitino su di esso alcun controllo. Tale ultima attività deve essere considerata come un’attività svolta a favore di terzi.

Nel caso in esame, veniva accertato che la Omniplast s.r.l., della quale l'odierna ricorrente era legale rappresentante, e che gestiva la produzione e la vendita di materiale plastico, improvvisamente cambiava il codice CER assegnato ai rifiuti provenient ...

Costituisce infatti "ruscellamento" vietato, ogni scorrimento dei liquami sul fondo in modo simile al deflusso di un ruscello o comunque in maniera da non consentire un normale assorbimento da parte del terreno, dando luogo a depositi, a ...

Lo stato di abbandono in cui versa il veicolo esonera il giudice dalla necessità di indagare l'intenzione del detentore, posto che deve essere considerato "fuori uso" in base alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 209 del 2003, art. 3, sia ...

Compete al detentore del rifiuto dimostrare in concreto che, tra i due codici "a specchio", il rifiuto vada classificato come non pericoloso, previa caratterizzazione dello stesso; in mancanza, il rifiuto va classificato come pericoloso (art. 1, comma 6, Alleg. D). Deve, dunque, ritenersi immune da censure l'ordinanza impugnata, laddove, nel rispetto di tali criteri di classificazione, ha ritenuto che i rifiuti, peraltro provenienti dal circuito sanitario, in assenza di analisi (o comunque in presenza di analisi parziali e non esaustive), dovessero considerarsi pericolosi, e fosse dunque (dolosamente) arbitraria l'attribuzione di codici speculari non pericolosi.

Non si comprende come detto materiale sarebbe utilizzato ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-bis, comma 1, lett. b) e c) dal momento che ne è stato accertato il deposito incontrollato su un terreno adibito a cava unitamente ad altri rifiuti con ...

La sentenza impugnata, infatti, risulta essere effettivamente incorsa nel vizio di travisamento della prova dedotto con il primo motivo di ricorso, in quanto, dal verbale di ispezione del (OMISSIS) emergeva che dai registri di carico e scarico dei rifiuti con codice CER 030105 l'ultima registrazione risaliva al (OMISSIS) - e non al (OMISSIS), come indicato dal Tribunale -, con un carico di 10.000 kg. risalente al mese precedente.

La peculiarità del reverse charge è che il debitore d'imposta è soltanto il cessionario/committente, anzichè il prestatore/cedente (ai sensi dell' art. 193 della Direttiva Comunitaria 2006/112/CE del 28/11/2006 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 17, comma 1). ...

Convenendosi con il PM ricorrente e con il PG presso questa S.C., è indubbio che un'attività ripetuta di commercio di rifiuti metallici per quantitativi significativamente eccedenti i trasporti occasionali e sporadici come definiti dal legislatore, anche ...

Nel caso di specie, in occasione del sopralluogo del personale del Corpo forestale i rifiuti furono rinvenuti in un'area diversa da quella stabilita, sicchè la condotta in questione configura pacificamente, come adeguatamente esplicitato nel provvedimento ...

Per un sottoprodotto si prevede spesso una serie di operazioni - rientranti nella normale pratica industriale - necessarie per poter rendere il materiale riutilizzabile; dopo la produzione, esso può essere lavato, seccato, raffinato o omogeneizzato, lo si ...

Secondo il consolidato principio di questa Suprema Corte, le materie fecali sono escluse dalla disciplina dei rifiuti di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006 a condizione che provengano da attività agricola e che siano effettivamente riutilizzate nella stessa attività. Ma se le materie fecali non provengono da attività agricola ma da attività di trasporto bestiame per conto terzi certamente non sarebbero state riutilizzate nella medesima attività che le ha generate

L’iscrizione all’Albo Nazionale dei gestori ambientali per le categorie richieste è requisito di carattere generale (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 novembre 2015, n. 5070), di tipo soggettivo, intrinsecamente legato al soggetto e alla sua idoneità a porsi co ...

Correttamente i giudici di merito hanno ritenuto non soggetta a tributo TIA (che costituisce una mera variante della TARSU come affermato da Sezioni Unite 2010/14903 2015/23114 e dalla Corte Costituzionale 2010/64), per la parte fissa, l'intera area dell' ...

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