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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

La norma sanzionatoria in esame ( D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 258, comma 4), tenuto conto della contestazione mossa nell'imputazione (che si riferisce unicamente a "falsi certificati di analisi con rappresentazione di risultati non veri, in ordi ...

Il D.M. (Ministero dell'Interno) 22 ottobre 1999, n. 460, art. 1, considera in stato di abbandono i veicoli a motore privi di parti essenziali per l'uso o la conservazione, rinvenuti in aree ad uso pubblico e non oggetto di denunzia di furto. Ne consegue che i veicoli fuori uso, come definiti dal D.Lgs. n. 209 del 2003, art. 3, commi 1 e 2, sono sempre considerati rifiuti (arg. ex comma 3 stesso articolo), anche quando non siano stati ancora materialmente consegnati dal detentore ad un centro di raccolta e siano in evidente stato di abbandono.

Va premesso che la pur riconosciuta natura di sostanza fertilizzante da attribuirsi al materiale gesso di defecazione - prodotto derivante dalla idrolisi (ed eventuale attacco enzimatico) di materiali biologici, dei quali dovrebbe essere obbligatorio indicare la natura, tramite lo spandimento della calce viva e successiva precipitazione mediante acido solforico e successiva precipitazione del solfato di calcio - non vale ad escludere che lo stesso possa essere qualificato come rifiuto allorchè esso sia depositato con modalità tali da farne presumere la destinazione non ad un uso produttivo ma esclusivamente al suo smaltimento.

Il Tribunale ha fatto corretta applicazione di tali principi, evidenziando che il materiale trasportato nell'area, come in precedenza descritto, abbisognasse, comunque, per essere reimpiegato di trasformazioni preliminari, mediante frantumazione. Operazione questa non rientrante nella normale pratica industriale e che già di per sè rendeva il materiale stesso non qualificabile come sottoprodotto. Inoltre non era stata fornita alcuna allegazione in ordine alla "rispondenza della destinazione agli standard merceologiche e alle norme tecniche

I luoghi specifici di lavorazione industriale, cioè le zone dello stabilimento adeguatamente delimitate sulle quali insiste il vero e proprio opificio industriale, vanno considerate estranee alla superficie da computare per il calcolo della predetta tassa ...

Il presupposto della tassa di smaltimento dei rifiuti ordinari solidi urbani, secondo il D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, è l'occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti. Per cui l'esenzione dalla tassazione di u ...

L'argomento difensivo secondo il quale un oggetto non può essere considerato rifiuto sol perchè utile a chi potrebbe farne commercio non ha alcun fondamento perchè trova smentita sia nella stessa lettera della norma incriminatrice (che sanziona penalmente ...

I giudici del riesame hanno evidenziato che, per stesso riconoscimento della difesa del ricorrente, risultando inapplicabili tutte le eccezioni contemplate dall'art. 43, comma 1 del Regolamento, con esclusione di quella di cui alla lett. c), l'importazion ...

Nel merito, il Giudice si limita ad osservare come sia pacifica la sussistenza delle violazioni contestate alla Emme & Emme di D.S.M. e O.M. s.n.c., la quale ovviamente avendo delegato contrattualmente gli adempimenti di legge pretermessi ne rispo ...

Corretta è l'affermazione del tribunale del riesame laddove respinge la istanza di restituzione del mezzo, non solo evidenziando che si tratti di un'ipotesi di confisca obbligatoria, ma soprattutto laddove sottolinea che la ricorrente, dichiaratasi asseri ...

La norma penale di cui all'imputazione (D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 4) sanziona l'inosservanza delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni e perciò anche il mancato rispetto del termine di comunicazione dell'inizio della campagna di fran ...

In relazione alla definizione di "sottoprodotto" posta dall'attuale del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184 bis (aggiunto dal D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, art. 12, comma 1), va rilevato che la sostanza o l'oggetto deve poter essere utili ...

Come già ha chiarito la giurisprudenza, recepita poi con il D.Lgs. n. 4 del 2008 , essenziale, al fine di considerare scarico o rifiuto il refluo, è la continuità dell'immissione, mediante un sistema stabile di collettamento, dal luogo della produzione fino all'esito finale, condizioni che non si verificavano, all'epoca dei fatti, nella fattispecie in esame, in cui le acque di falda emunte dal sito contaminato non passavano direttamente dalla falda al corpo recettore, ma erano convogliate provvisoriamente in appositi contenitori per essere poi trasportate all'impianto di depurazione consortile di Porto Torres al fine dello smaltimento

Nel ritenere, peraltro, l'illegittimità della Delib. comunale n. 10 del 1998 concernente l'assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, la decisione impugnata si è attenuta al principio di diritto espresso in materia da questa Corte secondo cui - nell' ...

La disposizione specifica, rinvenibile nel D.Lgs. n. 36 del 2003, art. 2, comma 1, lett. g), indica che  "sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo traspor ...

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