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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

In presenza di una discarica che si assume gestita irregolarmente e che abbia raccolto e miscelato rifiuti diversi, gli organi di accertamento si trovano a operare non in costanza di movimentazione dei singoli rifiuti ma dopo che le condotte si sono perf ...

E' vero che il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-ter, comma 2, estende l'operazione di recupero dei rifiuti anche al solo controllo per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle condizioni indicare nel comma 1, tuttavia, a prescindere ...

Il luogo di deposito può essere considerato funzionalmente collegato a quello di produzione solo se per l'effettuazione del deposito stesso non è necessario procedere all'attività trasporto dei rifiuti (pacificamente costituente una fase autonoma della gestione) dal luogo di produzione a quello del deposito indivduato come funzionale all'area di produzione. Inoltre nel caso di specie difettava il requisito richiesto del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 183, lett. bb), n. 3, in quanto il deposito non era effettuato per categorie omogenee, come infatti precisato dalla sentenza impugnata

Il tenore della prescrizione contenuta nella disposizione dirigenziale imponeva che le modifiche interne erano subordinate a concrete esigenze operative, mai esplicitate dal ricorrente, le quali avevano peraltro assunto carattere di sistematicità e stabil ...

Nel caso di specie risulta il giudice di merito ha ravvisato la responsabilità dell'imputato sulla base della deposizione dal teste F., il quale ha riferito di avere ricevuto dal R. l'ordine di sgomberare la strada comunale dissequestrata, sita in localit ...

La Repubblica italiana, – non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare che una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del SubATO di Roma, ad esclusione di quella di Cecchina, ed in quelle del SubATO di Latina non venga sottoposta ad un trattamento che comprenda un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della loro frazione organica, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del combinato disposto degli articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti, nonché degli articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, – e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98.

Alla luce dei requisiti di carattere generale testé indicati dalla normativa di settore, il fresato d’asfalto, in linea di massima, non deve essere condotto e conferito in discarica come rifiuto speciale. Nondimeno detto sottoprodotto deve soddisfare, come già detto, specifiche condizioni, rappresentate essenzialmente dal fatto che il nuovo utilizzo del fresato in questione deve essere integrale, avvenire nel corso di un processo di produzione o di utilizzazione senza alcun trattamento diverso dalla normale pratica industriale; e solo in presenza di tali requisiti si può considerare il fresato un sottoprodotto; altrimenti deve essere classificato come un rifiuto speciale.

La delibera della Giunta regionale del Veneto 11 febbraio 2013, n. 179, che disciplina le procedure per lo smaltimento dei materiali da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni, è censurata in quanto interviene nell’ambito della «tutela dell’am ...

Il ricorrente obietta che il Tribunale ha optato per una interpretazione restrittiva del concetto di "luogo di produzione", obliterando che lo scavo utilizzato per la raccolta dei fanghi di depurazione si trovasse su un'area di un'azienda agricola adiacente e funzionalmente collegata con quella di produzione, peraltro appartenenti al medesimo proprietario ossia al ricorrente, con la conseguenza che, in mancanza di qualsiasi accertamento sulla legittimità dell'azienda conserviera a disporre dello scavo di raccolta dell'azienda agricola nonchè di ogni accertamento circa la sussistenza fra i due luoghi di una contiguità e funzionalità di fatto esistente, l'approdo cui è giunto il Tribunale nel ritenere la fattispecie del deposito incontrollato, invece che di quello temporaneo, fonda su un'affermazione apodittica.

Se l'abbandono incontrollato del rifiuto vine commesso da un soggetto non titolare di una impresa e non responsabile di un ente e pertanto costituisca illecito amministrativo punito ai sensi dell'art. 255, il trasporto del rifiuto stesso per abbandonarlo ...

Per la cessazione della qualifica di rifiuto lo stesso va sottoposto ad operazione di recupero perchè possa essere definitivamente sottratto alla disciplina in materia di gestione dei rifiuti. Anche a seguito delle modifiche introdotte con il D.Lgs. n. 2 ...

La contestazione della imputazione è corretta nella sua formulazione: la violazione di cui gli imputati sono stati ritenuti responsabili è quella di cui al D.Lgs. n. 156 del 2006, art. 256, comma 1, per avere realizzato e consentito il deposito incontrollato di rifiuti urbani non pericolosi, in difetto di titolo abilitativo. Puntuale si palesa il richiamo al comma 2 del citato art. 256, che punisce i soggetti esercenti particolari attività o responsabili di enti territoriali, in quanto Sindaco del Comune. Non si comprende pertanto il motivo della censura sul punto mossa in atto di ricorso. Del pari del tutto destituita di fondamento è la eccepita ascrivibilità del reato in capo al netturbino, alle dipendenze del Comune predetto, verso cui, l'istituto del concorso nel reato, è pienamente applicabile alla fattispecie in esame, anche se il soggetto non riveste la specifica qualifica richiamata dalla norma penale (art. 256, comma 2), visto che con la propria attività ha cooperato (con il soggetto qualificato) all'offesa del bene giuridico tutelato.

La Corte distrettuale ribadiva la colpevolezza del prevenuto per avere abbandonato sulla pubblica via cinquanta bidoni di vernici, tinte e catalizzatori, rifiuti pericolosi, contenenti ancora parte del prodotto e classificabili con codice CER 150110. Non ...

Le cause riguardano l’utilizzazione di discariche illegali nonché la mancata bonifica di discariche illegali chiuse. Nel procedimento relativo all’Italia si aggiunge che alcune discariche contengono rifiuti pericolosi non identificati né catalogati e che per talune discariche manca una nuova autorizzazione ai sensi della direttiva discariche. La Repubblica italiana è condannata a versare alla Commissione europea, una penalità giornaliera di EUR 158.200 fino alla piena esecuzione della sentenza Commissione/Italia.La Repubblica italiana è condannata a versare alla Commissione europea, sul conto «Risorse proprie dell’Unione europea», una somma forfettaria di EUR 60 milioni

È statoaccertato che nei terreni della Società Agricola di cui l'imputato è - ed era all'epoca dei fatti - socio accomandatario, sono state seppellite centinaia di carcasse di tacchini, in violazione della normativa vigente all'epoca dei fatti che, per lo ...

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