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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Con riguardo al caso in esame, si osserva che il Tribunale di Asti è in effetti incorso nella denunciata violazione di legge, negando apoditticamente ai materiali in esame la qualifica di rifiuto non già con riguardo alla loro natura od alla loro destinazione in ragione delle intenzioni del detentore (in questo caso, coincidente con il produttore), ma facendo leva soltanto sul fatto che fossero costantemente cedute ad altra società dietro fatturato pagamento di danaro.

Costituisce impedimento di per sé idoneo a giustificare il provvedimento impugnato, la circostanza che ai sensi degli artt. 6 e 7 del D.M. 5.2.1998 non è ammissibile che la quantità dei rifiuti per la messa in riserva R13 (circa 21.000 tonn./anno) possa essere di gran lunga superiore a quella che risulta possibile recuperare con attività R3 (3.000 tonn./anno). Come deduce l’Amministrazione, tale enorme differenza quantitativa tra rifiuti oggetto di messa a riserva e rifiuti recuperabili con attività R3 non viene giustificata, né viene chiarito dalla ricorrente come sia destinata la differenza quantitativa in argomento.

La sentenza avrebbe erroneamente negato ai citati scarti di lavorazione la natura di rifiuto, invero da riconoscere in quanto cosa - rectius: residuo di processo di produzione - di cui il detentore intende disfarsi, a prescindere dal carattere gratuito od ...

Questa Sezione ha già affermato che “la mancanza di regolamenti comunitari o di decreti ministeriali relativi alle procedure di recupero” di determinati rifiuti, “lungi dal precludere sic et simpliciter il potere” dell’Autorità competente “di valutare com ...

Deve ribadirsi che la circostanza che i rifiuti non fossero sottoposti ad alcun trattamento presso la società Ecocart rende irrilevanti - come anticipato - le questioni relative ai titoli abilitativi dei quali la società era dotata e alle tipologie dei re ...

Il Legislatore ha si attribuito ai formulari un rilievo non secondario, in ragione delle finalità di compiuta identificazione del rifiuto, nondimeno esso si concreta in una mera attestazione del privato, avendo, in sostanza, un contenuto essenzialmente di ...

Il dipendente privato, che riceva dal proprio datore di lavoro una qualunque disposizione operativa, è tenuto a verificarne la rispondenza alla legge secondo gli ordinari canoni di diligenza e, qualora riscontri l'illegittimità della disposizione medesima, è tenuto a rifiutarne l'esecuzione; senza che possa ravvisarsi, quindi, quella impossibilità di sottrarsi all'ordine che fonda la sentenza impugnata, peraltro in modo apodittico e senza alcun riferimento normativo

Alla luce delle considerazioni svolte, occorre rispondere alla prima questione sottoposta dichiarando che, nell’ambito dell’applicazione della giurisprudenza della Corte in materia di affidamenti diretti degli appalti pubblici detti «in house», al fine di stabilire se l’ente affidatario svolga l’attività prevalente per l’amministrazione aggiudicatrice, segnatamente per gli enti territoriali che siano suoi soci e che lo controllino, non si deve ricomprendere in tale attività quella imposta a detto ente da un’amministrazione pubblica, non sua socia, a favore di enti territoriali a loro volta non soci di detto ente e che non esercitino su di esso alcun controllo. Tale ultima attività deve essere considerata come un’attività svolta a favore di terzi.

Nel caso in esame, veniva accertato che la Omniplast s.r.l., della quale l'odierna ricorrente era legale rappresentante, e che gestiva la produzione e la vendita di materiale plastico, improvvisamente cambiava il codice CER assegnato ai rifiuti provenient ...

Costituisce infatti "ruscellamento" vietato, ogni scorrimento dei liquami sul fondo in modo simile al deflusso di un ruscello o comunque in maniera da non consentire un normale assorbimento da parte del terreno, dando luogo a depositi, a ...

Lo stato di abbandono in cui versa il veicolo esonera il giudice dalla necessità di indagare l'intenzione del detentore, posto che deve essere considerato "fuori uso" in base alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 209 del 2003, art. 3, sia ...

Compete al detentore del rifiuto dimostrare in concreto che, tra i due codici "a specchio", il rifiuto vada classificato come non pericoloso, previa caratterizzazione dello stesso; in mancanza, il rifiuto va classificato come pericoloso (art. 1, comma 6, Alleg. D). Deve, dunque, ritenersi immune da censure l'ordinanza impugnata, laddove, nel rispetto di tali criteri di classificazione, ha ritenuto che i rifiuti, peraltro provenienti dal circuito sanitario, in assenza di analisi (o comunque in presenza di analisi parziali e non esaustive), dovessero considerarsi pericolosi, e fosse dunque (dolosamente) arbitraria l'attribuzione di codici speculari non pericolosi.

Non si comprende come detto materiale sarebbe utilizzato ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-bis, comma 1, lett. b) e c) dal momento che ne è stato accertato il deposito incontrollato su un terreno adibito a cava unitamente ad altri rifiuti con ...

La sentenza impugnata, infatti, risulta essere effettivamente incorsa nel vizio di travisamento della prova dedotto con il primo motivo di ricorso, in quanto, dal verbale di ispezione del (OMISSIS) emergeva che dai registri di carico e scarico dei rifiuti con codice CER 030105 l'ultima registrazione risaliva al (OMISSIS) - e non al (OMISSIS), come indicato dal Tribunale -, con un carico di 10.000 kg. risalente al mese precedente.

La peculiarità del reverse charge è che il debitore d'imposta è soltanto il cessionario/committente, anzichè il prestatore/cedente (ai sensi dell' art. 193 della Direttiva Comunitaria 2006/112/CE del 28/11/2006 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 17, comma 1). ...

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