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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Lo stato di abbandono in cui versa il veicolo esonera il giudice dalla necessità di indagare l'intenzione del detentore, posto che deve essere considerato "fuori uso" in base alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 209 del 2003, art. 3, sia ...

Compete al detentore del rifiuto dimostrare in concreto che, tra i due codici "a specchio", il rifiuto vada classificato come non pericoloso, previa caratterizzazione dello stesso; in mancanza, il rifiuto va classificato come pericoloso (art. 1, comma 6, Alleg. D). Deve, dunque, ritenersi immune da censure l'ordinanza impugnata, laddove, nel rispetto di tali criteri di classificazione, ha ritenuto che i rifiuti, peraltro provenienti dal circuito sanitario, in assenza di analisi (o comunque in presenza di analisi parziali e non esaustive), dovessero considerarsi pericolosi, e fosse dunque (dolosamente) arbitraria l'attribuzione di codici speculari non pericolosi.

Non si comprende come detto materiale sarebbe utilizzato ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-bis, comma 1, lett. b) e c) dal momento che ne è stato accertato il deposito incontrollato su un terreno adibito a cava unitamente ad altri rifiuti con ...

La sentenza impugnata, infatti, risulta essere effettivamente incorsa nel vizio di travisamento della prova dedotto con il primo motivo di ricorso, in quanto, dal verbale di ispezione del (OMISSIS) emergeva che dai registri di carico e scarico dei rifiuti con codice CER 030105 l'ultima registrazione risaliva al (OMISSIS) - e non al (OMISSIS), come indicato dal Tribunale -, con un carico di 10.000 kg. risalente al mese precedente.

La peculiarità del reverse charge è che il debitore d'imposta è soltanto il cessionario/committente, anzichè il prestatore/cedente (ai sensi dell' art. 193 della Direttiva Comunitaria 2006/112/CE del 28/11/2006 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 17, comma 1). ...

Convenendosi con il PM ricorrente e con il PG presso questa S.C., è indubbio che un'attività ripetuta di commercio di rifiuti metallici per quantitativi significativamente eccedenti i trasporti occasionali e sporadici come definiti dal legislatore, anche ...

Nel caso di specie, in occasione del sopralluogo del personale del Corpo forestale i rifiuti furono rinvenuti in un'area diversa da quella stabilita, sicchè la condotta in questione configura pacificamente, come adeguatamente esplicitato nel provvedimento ...

Per un sottoprodotto si prevede spesso una serie di operazioni - rientranti nella normale pratica industriale - necessarie per poter rendere il materiale riutilizzabile; dopo la produzione, esso può essere lavato, seccato, raffinato o omogeneizzato, lo si ...

Secondo il consolidato principio di questa Suprema Corte, le materie fecali sono escluse dalla disciplina dei rifiuti di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006 a condizione che provengano da attività agricola e che siano effettivamente riutilizzate nella stessa attività. Ma se le materie fecali non provengono da attività agricola ma da attività di trasporto bestiame per conto terzi certamente non sarebbero state riutilizzate nella medesima attività che le ha generate

L’iscrizione all’Albo Nazionale dei gestori ambientali per le categorie richieste è requisito di carattere generale (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 novembre 2015, n. 5070), di tipo soggettivo, intrinsecamente legato al soggetto e alla sua idoneità a porsi co ...

Correttamente i giudici di merito hanno ritenuto non soggetta a tributo TIA (che costituisce una mera variante della TARSU come affermato da Sezioni Unite 2010/14903 2015/23114 e dalla Corte Costituzionale 2010/64), per la parte fissa, l'intera area dell' ...

In tema di tutela dell'ambiente, i materiali bituminosi provenienti da escavazione o demolizione stradale non sono riconducibili all'interno della categoria delle rocce e terre da scavo, neanche dopo l'entrata in vigore del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, artt. 41 e 41 bis, conv. in L. 9 agosto 2013, n. 98 , atteso che essi non sono costituiti da materiali naturali, ma provengono dalla lavorazione del petrolio e presentano un evidente potere di contaminazione

L’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE, deve essere interpretato nel senso che esso non produce l’effetto di assoggettare alle prescrizioni della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti, l’operazione di riempimento di una cava mediante rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione nel caso in cui tale operazione costituisca un recupero di tali rifiuti, circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare.

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In conformità al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 216, era stata la Provincia a rilasciare il provvedimento autorizzatorio nell'ambito della procedura semplificata adottata, così come lo stesso Ente - accertato il mancato rispetto delle prescrizioni indicate - aveva poi disposto il divieto condizionato alla prosecuzione dell'attività con provvedimento motivato del 21/3/2012 (quindi revocato con ulteriore determinazione provinciale del 18/12/2012); quel che, peraltro, si lega alla prescrizione di cui al precedente art. 124 (Autorizzazione agli scarichi. Criteri generali) - ancora richiamato nella sentenza - al cui comma 7 si stabilisce espressamente che, "Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione è presentata alla provincia ovvero all'ente di governo dell'ambito se lo scarico è in pubblica fognatura".

In particolare - e premessa la pacifica assenza di autorizzazione con riguardo ai rifiuti in esame - la sentenza ha sottolineato che nell'area della società erano stati individuati plurimi oggetti quali radiatori, trapani e simili (CER 20.01.35), rifiuti ...

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