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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Nel caso concreto, il Tribunale di Cagliari ha dato analiticamente conto degli esiti del sopralluogo compiuto dalla polizia giudiziaria presso il frantoio oleario della società amministrata dal ricorrente, da cui era emerso che le sanse provenienti dalla molitura delle olive venivano convogliate con un nastro trasportatore direttamente su un carrello agricolo a doppia sponda, privo di tenuta stagna e non in grado di assicurare una protezione adeguata; anche la platea su cui il carrello era stato posto non era isolata, essendo priva di cordonatura, sicchè essa permetteva la fuoriuscita dei liquami e dei residui delle sanse sul terreno; nella medesima area vi erano anche due cassoni in lamiera in cui erano state poste le sanse, la cui parte liquida, non essendo i cassoni a tenuta stagna, fuoriusciva all'esterno verso il terreno; oltre a tali cassoni vi erano anche 11 recipienti in plastica, che contenevano circa un metro cubo di materiale ed erano privi di copertura

Nell’ipotesi in cui il documento di accompagnamento comporti un’informazione di tal genere, erronea o incoerente, detti compiti di sorveglianza e di controllo non potrebbero essere garantiti conformemente al regolamento n. 1013/2006, d ...

Essendo l'attività di raccolta di materiale ferroso oggetto dell'imputazione stata nella specie posta in essere prima della modifica intervenuta ad opera della L. n. 221 del 2015, art. 30 incomberà ancora sul giudice del presente processo, secondo i principi delineati da questa Corte, accertare, in capo agli imputati, l'esistenza e validità del titolo abilitante al commercio e la riconducibilità del rifiuto raccolto o trasportato all'attività autorizzata, mentre, se il fatto fosse stato posto in essere successivamente a tale modifica, una tale verifica, beninteso limitatamente ai rifiuti di rame e ai metalli ferrosi e non ferrosi, non sarebbe più necessaria, stante appunto l'inapplicabilità tout court della deroga di cui all'art. 266 c. 5

una società operante nella produzione di malte, collanti e pitture, ha effettuato illecitamente un'attività di smaltimento dei rifiuti speciali derivanti da tale attività, mediante l'incenerimento in un contenitore di ferro appositamente allocato di rifiu ...

Sia il MUD che i registri di carico e scarico possono essere ritenuti elementi comprovanti il superamento della soglia stabilita dal Comune, ai fini della esclusione dalla assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi agli urbani, in mancanza di specifica contestazione al riguardo, tale circostanza, da sola, non è sufficiente ai fini della esclusione dalla tassazione, dovendo la società fornire la prova non solo della produzione di rifiuti speciali in misura superiore ai valori stabiliti dal Comune, ma anche di avere provveduto al loro effettivo smaltimento mediante ditte specializzate, producendo copia dei relativi contratti e/o delle relative fatture, in quanto ratio della esclusione della imposta, in tale caso, è di evitare una indebita duplicazione di costi in capo ai soggetti che producono tali rifiuti e che sono tenute a pagare ditte specializzate per il loro smaltimento in quantità maggiori di quelle previste dalla deliberazione comunale.

Ai sensi del richiamato comma 6 bis introdotto dal D.L. 24 giugno 2014, n. 91, art. 14, comma 8, lett. bb), convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giorn ...

Al riguardo, va innanzitutto rilevata l'erroneità dell'affermazione di diritto contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale il "conferimento" di rifiuti non rientra nella fattispecie di gestione abusiva di rifiuti di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. a; sia sufficiente osservare che il "conferimento" allude, con linguaggio "gergale" (sebbene recepito anche dalla legislazione settoriale, ad es. nell'art. 188, comma 3, T.U. Amb.), alla condotta di commercio di rifiuti, che ne presuppone, peraltro, logicamente il trasporto; è altresì evidente che la formulazione dell'imputazione è funzionale alla descrizione del fatto storico, la cui qualificazione giuridica è rimessa, nel solco dell'indicazione delle norme di legge violate, al giudice; escludere la condotta di "conferimento" dall'area di tipicità della fattispecie di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. a, sol perchè non riproduce lessicalmente una delle condotte - pur materialmente integrate - descritte dalla classica "norma a più fattispecie", la cui latitudine ermeneutica ed applicativa si estende pacificamente a tutte le fasi di gestione dei rifiuti

Si rileva l'illecito in quanto quest'ultima si riferiva ad un impianto mobile quello realizzato presentava tutte le caratteristiche di un impianto fisso, come tale privo di autorizzazione ed in relazione al quale l'autorizzazione di cui era titolare la DR ...

Ove nella produzione del "compost" di qualità sia superata la soglia d'accettabilità dei rifiuti raccolti separatamente per il compostaggio, ovvero siano presenti nel "compost" sostanze pericolose non previste nemmeno nell'elencazione delle delibere regionali in materia, si configura il reato di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in difetto dell'autorizzazione prevista dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 208, in quanto è applicabile in tal caso la disciplina in materia di recupero dei rifiuti prevista dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, artt. 181 e ss. e non quella in materia di fertilizzanti, prevista dal D.Lgs. 29 aprile 2006, n. 217

Lo stoccaggio alla rinfusa esclude "ex se" la regolarità del deposito e, in ogni caso, il rispetto di tutte le modalità tecniche del deposito costituisce preciso onere di chi lo effettua, in considerazione della natura eccezionale e dero ...

L’azione proposta dalla ricorrente, sebbene abbia ad oggetto l’impugnazione di un atto amministrativo come il bando di gara Consip, non contiene specifiche censure contro il suo contenuto ovvero contro la procedura stessa (di cui peraltro non è parte non avendo neanche partecipato alla gara) bensì costituisce il pretesto per introdurre, in questa sede, questioni interpretative che riguardano il contratto stipulato a suo tempo con il Ministero resistente relativamente all’assetto economico del rapporto ed al trasferimento della titolarità dell’infrastruttura informatica una volta scaduto il contratto stess

La impugnata ha fatto proprio il consolidato indirizzo giurisprudenziale di questa Corte secondo il quale sono esclusi dall'applicazione della disciplina sui rifiuti esclusivamente le acque di scarico e cioè quelle acque che vengono immesse direttamente n ...

Si evince dalla comunicazione notizia di reato, dall'annotazione di servizio e dal relativo verbale di sequestro, che in data xx personale della polizia ferroviaria, nell'ambito dello svolgimento di indagini dirette a contrastare i numerosi furti di materiali di rame perpetrati in danno delle Ferrovie dello Stato, si recavano presso la ditta xxx srl, di cui era titolare l'odierno imputato, sita in N. in via B. n. 139. Sul posto, ove era presente il xx , pur non rinvenendosi materiale appartenente alle F.S., si constatava la presenza di cavi, trecce e fili di rame bruciato, del peso lordo di kg. 1210 circa, per un peso netto di rame di circa 1000 kg. Nel frangente il xx non era in grado di esibire documentazione comprovante la provenienza di detto rame, né autorizzazione per la gestione dei rifiuti. Il materiale rinvenuto era, quindi, posto in sequestro, poi convalidato dal GIP, che emetteva autonomo decreto di sequestro preventivo. Ma la xx srl e della documentazione pervenuta, si confermava l'iscrizione della società nel Registro delle imprese ai sensi dell'art. 216 dl.vo 152/06, in ordine all'inizio di attività di messa in riserva e trattamento (R13 e R4) dei rifiuti non pericolosi, come da elenco indicato, tra cui spezzoni di cavo di rame ricoperto (codici CER 170401, 170411, 160122, 160118, 160216).

Comprovato, limitatamente a quanto sopra precisato, l'elemento oggettivo ( sinteticamente descritto dal comma 1 lettera a) dell'art. 256 t.u. n. 152/06) del reato contestato all'A., i dubbi del Tribunale si appuntano, sulla sussistenza quello soggettivo: ...

La Corte d'appello ha dato atto della natura di rifiuti di quanto raccolto e trasportato dagli imputati, trattandosi di oggetti vari in ferro abbandonati, di cui i proprietari si erano disfatti (come peraltro riconosciuto dagli stessi imputati), e, sia pure implicitamente (disattendendo il gravame degli imputati), dell'assenza di qualsiasi elemento circa il loro riutilizzo secondo la funzione loro propria, che, stante l'evidenziata pacifica natura di rifiuti di quanto trasportato dal ricorrente, sarebbe stato onere di quest'ultimo dimostrare. Non avendo il ricorrente dedotto alcunchè al riguardo (risultando del tutto generica la affermazione circa l'intenzione di rivendere tali oggetti in un apposito mercato dell'usato) non sussiste il vizio di motivazione denunciato, non avendo il giudice dell'impugnazione omesso di esaminare e considerare una allegazione difensiva dotata di sufficiente specificità, atteso che non ricorre il vizio di omessa motivazione allorquando, come nel caso in esame, la deduzione difensiva sia priva del necessario grado di specificità

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