Consulenza gestionale e legale

ricerca
ricerca

rifiuti
acqua
rumore
aria
suolo
adr
tecniche di controllo e sanzioni
certificazione ambientale

RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

Anche il Ministero ha affermato che l'analisi del rifiuto "a specchio", al fine di determinarne la pericolosità, deve riguardare solo le sostanze che, in base al processo produttivo, è possibile possano conferire al rifiuto stesso caratteristiche di pericolo. L'interpretazione appare a questo Tribunale assolutamente corretta atteso che, come si è sopra avuto modo di sottolineare, la norma prevede che l'individuazione di composti presenti nel rifiuto avvenga attraverso "il campionamento e l'analisi del rifiuto" da effettuare solo dopo aver analizzato "la scheda informativa del produttore" e aver preso "conoscenza del processo chimico". Se fosse corretta l'interpretazione più restrittiva fornità alla norma dalla Arpa e dai consulenti del Pm e si dovessero, quindi, analizzare tutte le componenti del campione, non avrebbe senso far riferimento alla "storia" de rifiuto attraverso la scheda del produttore ed il suo processo chimico.

La disposizione in questione (espressione di una potestà normativa attribuita dalla legge all'amministrazione, al fine di disciplinare, con carattere secondario rispetto a quella legislativa, aspetti attuativi o integrativi della legge), secondo il senso più immediato e intuitivo che si ricava a seguito di un'interpretazione dichiarativa (secondo il canone metodologico in claris non fit interpetratio), impone chiaramente l'obbligo di copertura degli impianti, che effettuano attività di recupero dei rifiuti, a difesa dalle acque meteoriche; le acque meteoriche, secondo il senso comune della parola, sono l'insieme delle acque provenienti dalle precipitazioni atmosferiche (rugiada, pioggia, neve, grandine, ecc.) e, cioè, dai fenomeni dí trasferimento di acqua allo stato liquido o solido dall'atmosfera al suolo.

E' stato rimarcato che l'attività posta in essere dall'imputato, quale rappresentante legale della B. Costruzioni srl, era consistita nell'effettuare un deposito di rifiuti speciali mediante ammassi di materiali non omogenei (residui di demolizioni edili anche miste ad amianto, mobili in legno, apparecchiature elettriche ed elettroniche, guaine, residui di materiali ferroso e in vetro, lastre e tubature in eternit) in un fondo recintato nella sua disponibilità in assenza di titolo abilitativo, attività che, alla luce delle risultanze istruttorie, si connotava come completo e definitivo abbandono dei rifiuti non finalizzato ad attività di recupero o smaltimento.

Quanto al requisito dell'abusività della condotta, di cui tratta il Quinto motivo di ricorso, pare sufficiente ricordare quanto affermato in una precedente pronuncia (Sez. 3 n. 21030 del 21/5/2015, Furfaro ed altri, non massimata) ove, escludendo la possi ...

I rifiuti, andati parzialmente distrutti nell'incendio, potevano essere collocati nel luogo ove si trovavano solo momentaneamente ed in orario di lavoro, per essere poi tolti ed immagazzinati la sera, come stabilito dall'autorizzazione. Ciò non era avvenu ...

I valori e le percentuali in essi previsti ai fini del recupero e del trattamento del rifiuto con modalità semplificate non costituiscono requisiti di qualificazione del rifiuto come pericoloso o non pericoloso, ma indicano la soglia di tollerabilità di contaminazione del rifiuto non pericoloso con sostanze pericolose, superata la quale il rifiuto non può essere smaltito nei modi previsti dal citato D.M..

L'imbrattamento delle cose è conseguenza della condotta estranea alla fattispecie dell'art. 674 c.p. , trattandosi, invece, di evento tipico del delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui di cui all'art. 639 c.p. , comma 2, (procedibile d'uff ...

In tema di gestione di rifiuti, il possesso di una autorizzazione per l'attività di gestione non legittima l'esercizio della medesima attività in luogo diverso da quello in relazione al quale risulta rilasciata l'autorizzazione, atteso che le finalità di ...

Con riguardo al caso in esame, si osserva che il Tribunale di Asti è in effetti incorso nella denunciata violazione di legge, negando apoditticamente ai materiali in esame la qualifica di rifiuto non già con riguardo alla loro natura od alla loro destinazione in ragione delle intenzioni del detentore (in questo caso, coincidente con il produttore), ma facendo leva soltanto sul fatto che fossero costantemente cedute ad altra società dietro fatturato pagamento di danaro.

Costituisce impedimento di per sé idoneo a giustificare il provvedimento impugnato, la circostanza che ai sensi degli artt. 6 e 7 del D.M. 5.2.1998 non è ammissibile che la quantità dei rifiuti per la messa in riserva R13 (circa 21.000 tonn./anno) possa essere di gran lunga superiore a quella che risulta possibile recuperare con attività R3 (3.000 tonn./anno). Come deduce l’Amministrazione, tale enorme differenza quantitativa tra rifiuti oggetto di messa a riserva e rifiuti recuperabili con attività R3 non viene giustificata, né viene chiarito dalla ricorrente come sia destinata la differenza quantitativa in argomento.

La sentenza avrebbe erroneamente negato ai citati scarti di lavorazione la natura di rifiuto, invero da riconoscere in quanto cosa - rectius: residuo di processo di produzione - di cui il detentore intende disfarsi, a prescindere dal carattere gratuito od ...

Questa Sezione ha già affermato che “la mancanza di regolamenti comunitari o di decreti ministeriali relativi alle procedure di recupero” di determinati rifiuti, “lungi dal precludere sic et simpliciter il potere” dell’Autorità competente “di valutare com ...

Deve ribadirsi che la circostanza che i rifiuti non fossero sottoposti ad alcun trattamento presso la società Ecocart rende irrilevanti - come anticipato - le questioni relative ai titoli abilitativi dei quali la società era dotata e alle tipologie dei re ...

Il Legislatore ha si attribuito ai formulari un rilievo non secondario, in ragione delle finalità di compiuta identificazione del rifiuto, nondimeno esso si concreta in una mera attestazione del privato, avendo, in sostanza, un contenuto essenzialmente di ...

Il dipendente privato, che riceva dal proprio datore di lavoro una qualunque disposizione operativa, è tenuto a verificarne la rispondenza alla legge secondo gli ordinari canoni di diligenza e, qualora riscontri l'illegittimità della disposizione medesima, è tenuto a rifiutarne l'esecuzione; senza che possa ravvisarsi, quindi, quella impossibilità di sottrarsi all'ordine che fonda la sentenza impugnata, peraltro in modo apodittico e senza alcun riferimento normativo

pagina successiva ultima pagina