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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

La corte ha rigettato la specifica eccezione difensiva ritenendo che il detto regolamento Europeo potesse trovare applicazione solo per il futuro, come peraltro previsto dal suo art. 7 (il quale dispone che il regolamento entra in vigore il ventesimo gior ...

I fanghi di segagione costituiscono rifiuti non pericolosi, in quanto scarti della lavorazione delle pietre, (cfr. D.Lgs. n. 152 del 2006 Parte 4 - Allegato D - Codice CER 010413 Rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, nonchè D.M. 5 febbraio 1998 ...

Secondo un orientamento il D.Lgs. n. 205 del 2010, avrebbe causato la cd. "abolitio criminis" e, di conseguenza, il trasporto dei rifiuti pericolosi senza formulario o con formulario con dati inesatti sarebbe non sanzionabile in virtù di un vuoto normativo. Con altra recente pronuncia , invece, la citata disposizione non avrebbe innovato il sistema sanzionatorio, nè ampliato l'ambito di efficacia, ma si sarebbe limitata a chiarire il significato della norma, dovendosi, quindi escludere che si sia creato un vuoto normativo: D.Lgs. n. 205 del 2010, art. 39, comma 2 bis, come modificato dal D.Lgs. n. 121 del 2011, art. 4, laddove stabilisce la applicabilità delle sanzioni previste dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 258, "nella formulazione precedente alla entrata in vigore del presente decreto", ha natura di norma interpretativa e non innovativa, con la conseguenza che dette sanzioni sono applicabili ai fatti commessi antecedentemente alla entrata in vigore del D.Lgs. n. 121 del 2011, art. 258"

Il magistrato ricorre in Cassazione (badate bene!) per evidenziare che non trattasi di sottoprodotto: non l'art. 185, lett. b), trattandosi di pietre e non di terreno; non l'art. 185, lett. c) perchè il materiale non è stato scavato ma deriva da aratura; ...

La sentenza ha precisato che dall'ingente quantitativo di rifiuti fuoriusciva percolato che confluiva nelle griglie di raccolta del capannone nonchè odore intenso e nauseabondo. Ora, come già precisato da questa Corte, il deposito temporaneo, inteso quale ...

Piccolo riassunto delle puntate precedenti della vicenda processuale relativa alla natura urbana o speciale dei rifiuti sottoposti a tritovagliatura: nel 2011 il Tar Lazio con la sentenza 4915/2011 blocca il trasferimento fuori Regione dei rifiuti detenuti negli impianti della Campania, via con il ricorso al CdS, inizia la sceneggiata:

  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 3073/2011
  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 6932/2011
  • Ordinanza Consiglio di Stato n. 142/2013
  • Sentenza Consiglio di Stato n. 3215/2013

.. arriva la tipica soluzione all'italiana: il tritovagliato è rifiuto urbano ma anche no.

Secondo la Corte: "benché il prodotto della derivante dall’attività di triturazione, vagliatura del primaria e vagliatura secondaria possa essere considerato come un nuovo prodotto in quanto realizzato negli stabilimenti per la tritovagliatura e l’imballaggio STIR (quali nuovi produttori di rifiuti ex art. 183 del D. Lgs. n. 152 del 1006), lo stesso non ha in concreto perduto le caratteristiche di rifiuto urbano e come tale è sottoposto al principio dell’autosufficienza regionale per il relativo smaltimento." 

In presenza di una discarica che si assume gestita irregolarmente e che abbia raccolto e miscelato rifiuti diversi, gli organi di accertamento si trovano a operare non in costanza di movimentazione dei singoli rifiuti ma dopo che le condotte si sono perf ...

E' vero che il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 184-ter, comma 2, estende l'operazione di recupero dei rifiuti anche al solo controllo per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle condizioni indicare nel comma 1, tuttavia, a prescindere ...

Il luogo di deposito può essere considerato funzionalmente collegato a quello di produzione solo se per l'effettuazione del deposito stesso non è necessario procedere all'attività trasporto dei rifiuti (pacificamente costituente una fase autonoma della gestione) dal luogo di produzione a quello del deposito indivduato come funzionale all'area di produzione. Inoltre nel caso di specie difettava il requisito richiesto del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 183, lett. bb), n. 3, in quanto il deposito non era effettuato per categorie omogenee, come infatti precisato dalla sentenza impugnata

Il tenore della prescrizione contenuta nella disposizione dirigenziale imponeva che le modifiche interne erano subordinate a concrete esigenze operative, mai esplicitate dal ricorrente, le quali avevano peraltro assunto carattere di sistematicità e stabil ...

Nel caso di specie risulta il giudice di merito ha ravvisato la responsabilità dell'imputato sulla base della deposizione dal teste F., il quale ha riferito di avere ricevuto dal R. l'ordine di sgomberare la strada comunale dissequestrata, sita in localit ...

La Repubblica italiana, – non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare che una parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del SubATO di Roma, ad esclusione di quella di Cecchina, ed in quelle del SubATO di Latina non venga sottoposta ad un trattamento che comprenda un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della loro frazione organica, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del combinato disposto degli articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti, nonché degli articoli 4 e 13 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, – e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98.

Alla luce dei requisiti di carattere generale testé indicati dalla normativa di settore, il fresato d’asfalto, in linea di massima, non deve essere condotto e conferito in discarica come rifiuto speciale. Nondimeno detto sottoprodotto deve soddisfare, come già detto, specifiche condizioni, rappresentate essenzialmente dal fatto che il nuovo utilizzo del fresato in questione deve essere integrale, avvenire nel corso di un processo di produzione o di utilizzazione senza alcun trattamento diverso dalla normale pratica industriale; e solo in presenza di tali requisiti si può considerare il fresato un sottoprodotto; altrimenti deve essere classificato come un rifiuto speciale.

La delibera della Giunta regionale del Veneto 11 febbraio 2013, n. 179, che disciplina le procedure per lo smaltimento dei materiali da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni, è censurata in quanto interviene nell’ambito della «tutela dell’am ...

Il ricorrente obietta che il Tribunale ha optato per una interpretazione restrittiva del concetto di "luogo di produzione", obliterando che lo scavo utilizzato per la raccolta dei fanghi di depurazione si trovasse su un'area di un'azienda agricola adiacente e funzionalmente collegata con quella di produzione, peraltro appartenenti al medesimo proprietario ossia al ricorrente, con la conseguenza che, in mancanza di qualsiasi accertamento sulla legittimità dell'azienda conserviera a disporre dello scavo di raccolta dell'azienda agricola nonchè di ogni accertamento circa la sussistenza fra i due luoghi di una contiguità e funzionalità di fatto esistente, l'approdo cui è giunto il Tribunale nel ritenere la fattispecie del deposito incontrollato, invece che di quello temporaneo, fonda su un'affermazione apodittica.

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