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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

In conformità al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 216, era stata la Provincia a rilasciare il provvedimento autorizzatorio nell'ambito della procedura semplificata adottata, così come lo stesso Ente - accertato il mancato rispetto delle prescrizioni indicate - aveva poi disposto il divieto condizionato alla prosecuzione dell'attività con provvedimento motivato del 21/3/2012 (quindi revocato con ulteriore determinazione provinciale del 18/12/2012); quel che, peraltro, si lega alla prescrizione di cui al precedente art. 124 (Autorizzazione agli scarichi. Criteri generali) - ancora richiamato nella sentenza - al cui comma 7 si stabilisce espressamente che, "Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione è presentata alla provincia ovvero all'ente di governo dell'ambito se lo scarico è in pubblica fognatura".

In particolare - e premessa la pacifica assenza di autorizzazione con riguardo ai rifiuti in esame - la sentenza ha sottolineato che nell'area della società erano stati individuati plurimi oggetti quali radiatori, trapani e simili (CER 20.01.35), rifiuti ...

Nel caso in esame il ricorrente si è limitato ad allegare, quale fattore costituente caso fortuito, la esistenza stessa del vento senza affatto specificarne le caratteristiche di assoluta eccezionalità, uniche caratteristiche che avrebbero potuto far assurgere l'evento - di per sè rientrante nel novero dei fattori prevedibili la cui possibile incidenza negativa nel verificarsi dell'evento deve essere rappresentata e valutata dall'agente onde predisporre contro di essa gli opportuni rimedi preventivi - al rango di caso fortuito tale da escludere la penale responsabilità dell'agente.

Del tutto inconferente è, infine, il richiamo ai documenti prodotti in giudizio, che risultano del tutto privi di rilevanza ai fini della valutazione della sussistenza della fattispecie in esame. Si tratta, infatti, degli estremi della concessione edilizi ...

Fondamento del caso fortuito e della forza maggiore sono la eccezionalità del fattore estrinseco e la imprevedibilità dello stesso, e tali caratteri non sono affatto ravvisabili nel verificarsi di temporali o di piogge, anche se particolarmente abbondanti ...

E tuttavia l’articolo 183 del decreto legislativo citato stabilisce che produttore di rifiuti è il soggetto la cui attività produce rifiuti ovvero chiunque effettui operazioni di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura e la composizione di detti rifiuti, distinguendosi in tal modo fra produttore iniziale e nuovo produttore. Dunque la norma richiede una significativa alterazione del rifiuto attraverso le operazioni indicate, potendosi evitare la qualificazione di nuovo produttore solo laddove non vi sia stata una modifica della natura e della composizione del rifiuto; e nel caso in esame appare evidente come il trattamento effettuato incida sostanzialmente sulla consistenza del rifiuto.

In tale situazione la circostanza addotta dalla ricorrente per la quale il deposito dei rifiuti non sarebbe stato perpetrato dalla proprietà, ma da soggetti terzi, è del tutto irrilevante; tale circostanza non sottrae la società ricorrente al proprio obbligo di provvedere alla rimozione strumentale al risanamento dell'area e, con essa, ad inibire pericoli per l'igiene e la salute pubblica, in quanto si tratta di attività che non può non gravare sul titolare del diritto di proprietà della medesima.

Osserva il Collegio che la disciplina sulle terre e rocce da scavo rientra tra quelle aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti, cosicchè, come più volte affermato da questa Corte, l'onere della prova ci ...

Nel caso concreto, il Tribunale di Cagliari ha dato analiticamente conto degli esiti del sopralluogo compiuto dalla polizia giudiziaria presso il frantoio oleario della società amministrata dal ricorrente, da cui era emerso che le sanse provenienti dalla molitura delle olive venivano convogliate con un nastro trasportatore direttamente su un carrello agricolo a doppia sponda, privo di tenuta stagna e non in grado di assicurare una protezione adeguata; anche la platea su cui il carrello era stato posto non era isolata, essendo priva di cordonatura, sicchè essa permetteva la fuoriuscita dei liquami e dei residui delle sanse sul terreno; nella medesima area vi erano anche due cassoni in lamiera in cui erano state poste le sanse, la cui parte liquida, non essendo i cassoni a tenuta stagna, fuoriusciva all'esterno verso il terreno; oltre a tali cassoni vi erano anche 11 recipienti in plastica, che contenevano circa un metro cubo di materiale ed erano privi di copertura

Nell’ipotesi in cui il documento di accompagnamento comporti un’informazione di tal genere, erronea o incoerente, detti compiti di sorveglianza e di controllo non potrebbero essere garantiti conformemente al regolamento n. 1013/2006, d ...

Essendo l'attività di raccolta di materiale ferroso oggetto dell'imputazione stata nella specie posta in essere prima della modifica intervenuta ad opera della L. n. 221 del 2015, art. 30 incomberà ancora sul giudice del presente processo, secondo i principi delineati da questa Corte, accertare, in capo agli imputati, l'esistenza e validità del titolo abilitante al commercio e la riconducibilità del rifiuto raccolto o trasportato all'attività autorizzata, mentre, se il fatto fosse stato posto in essere successivamente a tale modifica, una tale verifica, beninteso limitatamente ai rifiuti di rame e ai metalli ferrosi e non ferrosi, non sarebbe più necessaria, stante appunto l'inapplicabilità tout court della deroga di cui all'art. 266 c. 5

una società operante nella produzione di malte, collanti e pitture, ha effettuato illecitamente un'attività di smaltimento dei rifiuti speciali derivanti da tale attività, mediante l'incenerimento in un contenitore di ferro appositamente allocato di rifiu ...

Sia il MUD che i registri di carico e scarico possono essere ritenuti elementi comprovanti il superamento della soglia stabilita dal Comune, ai fini della esclusione dalla assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi agli urbani, in mancanza di specifica contestazione al riguardo, tale circostanza, da sola, non è sufficiente ai fini della esclusione dalla tassazione, dovendo la società fornire la prova non solo della produzione di rifiuti speciali in misura superiore ai valori stabiliti dal Comune, ma anche di avere provveduto al loro effettivo smaltimento mediante ditte specializzate, producendo copia dei relativi contratti e/o delle relative fatture, in quanto ratio della esclusione della imposta, in tale caso, è di evitare una indebita duplicazione di costi in capo ai soggetti che producono tali rifiuti e che sono tenute a pagare ditte specializzate per il loro smaltimento in quantità maggiori di quelle previste dalla deliberazione comunale.

Ai sensi del richiamato comma 6 bis introdotto dal D.L. 24 giugno 2014, n. 91, art. 14, comma 8, lett. bb), convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 116, le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giorn ...

Al riguardo, va innanzitutto rilevata l'erroneità dell'affermazione di diritto contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale il "conferimento" di rifiuti non rientra nella fattispecie di gestione abusiva di rifiuti di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. a; sia sufficiente osservare che il "conferimento" allude, con linguaggio "gergale" (sebbene recepito anche dalla legislazione settoriale, ad es. nell'art. 188, comma 3, T.U. Amb.), alla condotta di commercio di rifiuti, che ne presuppone, peraltro, logicamente il trasporto; è altresì evidente che la formulazione dell'imputazione è funzionale alla descrizione del fatto storico, la cui qualificazione giuridica è rimessa, nel solco dell'indicazione delle norme di legge violate, al giudice; escludere la condotta di "conferimento" dall'area di tipicità della fattispecie di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. a, sol perchè non riproduce lessicalmente una delle condotte - pur materialmente integrate - descritte dalla classica "norma a più fattispecie", la cui latitudine ermeneutica ed applicativa si estende pacificamente a tutte le fasi di gestione dei rifiuti

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