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RIFIUTI / GIURISPRUDENZA

L'onere del gestore dell'impianto di discarica di verificare la corrispondenza, alla tipologia risultante dal formulario, del rifiuto effettivamente conferito, va assolto con tutti i mezzi idonei, non potendo essere limitato ad una comparazione meramente ...

Incombe all'impresa contribuente l'onere di fornire all'amministrazione comunale i dati relativi all'esistenza ed alla delimitazione delle aree che, per il detto motivo, non concorrono alla quantificazione della complessiva superficie imponibile; infatti, ...

Il Giudice ha evidenziato che: a) a poca distanza dall'area di deposito vi era un cantiere edile aperto ed attivo, riconducibile all'imputato, come risultava confermato dalla difesa del medesimo nell'istanza di dissequestro dell'area; b) in detta istanza veniva prospettata anche la possibilità di utilizzare il materiale sequestrato per la realizzazione del sottofondo del piazzale antistante l'immobile in fase di ristrutturazione; c) l'imputato era amministratore della società "Tagliavini Alberto s.r.l., che aveva come oggetto sociale "attività edilizia e costruzioni in genere"; d) l'imputato si era presentato personalmente agli agenti mentre erano in corso gli accertamenti ed il sequestro dell'area, informandosi in ordine ad "eventuali problemi legati a quell'accumulo di macerie"

Il locatore, attuale ricorrente, avrebbe continuato a gestire l'impresa agricola, dunque i tendoni da coltivazione agricola, la cui combustione cadeva sotto la percezione diretta degli operanti, erano relativi all'attività svolta dal ricorrente, che, nella sua qualità di titolare dell'impresa agricola evincibile dal contratto di locazione e di proprietario del fondo, non aveva proceduto al regolare smaltimento dei predetti rifiuti speciali, abbandonati in modo incontrollato e poi oggetto del descritto rogo; la responsabilità del ricorrente, pertanto, veniva correttamente affermata non a titolo omissivo (tant'è che lo stesso giudice escludeva la rilevanza dell'eccezione difensiva circa l'inesistenza della posizione di garanzia del ricorrente quale proprietario del fondo) ma commissivo, quale detentore e produttore dei predetti rifiuti.

E' rilevabile un'anomalia, in particolare perchè la compilazione dei FIR da parte della società che raccoglie rifiuti indicava quale destinatario la ditta individuale C.S. (in particolare sia la società che la ditta individuale insistono sul medesimo sito ...

Alla scadenza del secondo semestre 2010 l'obbligo di effettuare la comunicazione di movimentazione rifiuti era comunque vigente (ancorchè disciplinato da modalità differenti rispetto alle precedenti), con conseguente, piena operatività del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 4; in altri termini, la nuova Delib. della Giunta ha inciso sul quomodo della comunicazione, lasciando però invariato l'an, oggetto della pacifica violazione e senza che, come ben affermato dal Tribunale, possa aver rilievo l'esplicita previsione di cui al punto relativa alla sanzione amministrativa poi prevista e sopra citato, la cui portata non può superare il dettato della normativa statale generale.

Il presupposto della tassa di smaltimento dei rifiuti ordinari solidi urbani, secondo il D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, è difatti costituito dall'occupazione o detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti. E l'esenzione dalla tassazione di una parte delle aree utilizzate, perchè ivi si producono rifiuti speciali, come pure l'esclusione di parti di aree perchè inidonee alla produzione di rifiuti, sono subordinate all'adeguata delimitazione di tali spazi e alla presentazione di documentazione idonea a dimostrare le condizioni dell'esclusione o dell'esenzione. Il relativo onere della prova incombe al contribuente

La condotta sanzionata dal D.Lgs. 152 del 2006, art. 256, comma 1 è riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi del cit. Decreto, artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 2 ...

Delle due l'una: o l'area scoperta ha natura pertinenziale e, in tal caso, non è tassabile in alcun modo, oppure non possiede detta natura, ma in tal caso sarà totalmente imponibile, non prevedendo assolutamente la menzionata norma di cui al D.Lgs. n. 22 ...

Nel prevedere il rinnovo il legislatore abbia implicitamente supposto che lo stesso abbia una durata pari a quella della prima autorizzazione, vale a dire dieci anni, non si rinviene alcuna valida ragione per la quale debba escludersi categoricamente la p ...

Il reato di deposito incontrollato di rifiuti ha natura "permanente" se l'attività illecita è prodromica al successivo recupero o smaltimento, delle cose abbandonate, e, quindi, la condotta cessa soltanto con il compimento delle fasi ulteriori rispetto a quella del rilascio, o, invece, natura "istantanea con effetti eventualmente permanenti", se l'attività illecita si connota per una volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti, che, per la sua episodicità, esaurisce gli effetti della condotta fin dal momento dell'abbandono e non presuppone una successiva attività gestoria volta al recupero o allo smaltimento

La norma sanzionatoria in esame ( D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 258, comma 4), tenuto conto della contestazione mossa nell'imputazione (che si riferisce unicamente a "falsi certificati di analisi con rappresentazione di risultati non veri, in ordi ...

Il D.M. (Ministero dell'Interno) 22 ottobre 1999, n. 460, art. 1, considera in stato di abbandono i veicoli a motore privi di parti essenziali per l'uso o la conservazione, rinvenuti in aree ad uso pubblico e non oggetto di denunzia di furto. Ne consegue che i veicoli fuori uso, come definiti dal D.Lgs. n. 209 del 2003, art. 3, commi 1 e 2, sono sempre considerati rifiuti (arg. ex comma 3 stesso articolo), anche quando non siano stati ancora materialmente consegnati dal detentore ad un centro di raccolta e siano in evidente stato di abbandono.

Va premesso che la pur riconosciuta natura di sostanza fertilizzante da attribuirsi al materiale gesso di defecazione - prodotto derivante dalla idrolisi (ed eventuale attacco enzimatico) di materiali biologici, dei quali dovrebbe essere obbligatorio indicare la natura, tramite lo spandimento della calce viva e successiva precipitazione mediante acido solforico e successiva precipitazione del solfato di calcio - non vale ad escludere che lo stesso possa essere qualificato come rifiuto allorchè esso sia depositato con modalità tali da farne presumere la destinazione non ad un uso produttivo ma esclusivamente al suo smaltimento.

Il Tribunale ha fatto corretta applicazione di tali principi, evidenziando che il materiale trasportato nell'area, come in precedenza descritto, abbisognasse, comunque, per essere reimpiegato di trasformazioni preliminari, mediante frantumazione. Operazione questa non rientrante nella normale pratica industriale e che già di per sè rendeva il materiale stesso non qualificabile come sottoprodotto. Inoltre non era stata fornita alcuna allegazione in ordine alla "rispondenza della destinazione agli standard merceologiche e alle norme tecniche

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